BENEDETTO XV BOLLA CHE PROCLAMA SANTA LA BEATA GIOVANNA D'ARCO

Автор:     Категория: Документы

Скачать

BENEDETTO XV
BOLLA CHE PROCLAMA SANTA LA BEATA GIOVANNA D’ARCO

DIVINA DISPONENTE
16 maggio 1920
Il Vescovo Benedetto,
servo dei servi di Dio.
A perpetua memoria.

Per disposizione della divina clemenza, dopo lungo periodo di tempo, mentre la terribile guerra produceva tanti mali, offrirono un nuovo segno della giustizia e della misericordia di Dio quei miracoli che, operati per intercessione della Pulzella d’Orléans, sancivano definitivamente davanti agli uomini la sua innocenza, fede, santità e obbedienza ai voleri di Dio, per osservare i quali tutto sopportò fino a una crudele e ingiusta morte. È perciò molto opportuno che Giovanna d’Arco sia oggi iscritta nel numero dei Santi, perché, dal suo esempio, tutti i cristiani imparino che l’obbedienza ai voleri di Dio è santa e devota, e ottengano da lei la grazia di convertire i loro concittadini affinché ottengano la vita celeste.
Il 6 febbraio dell’anno 1412 dalla Redenzione, Giovanna ebbe i natali nella cittadina di Domrémy in Lorena, da Giacomo d’Arc e Isabella Romé, pii e fedeli contadini cattolici. Fin dalla prima giovinezza, per cura della mamma, pia e retta, timorata di Dio, fu sufficientemente istruita nella fede, tutta dedita ad una vita semplice e serena. Quando stava nella casa paterna, aiutava i familiari col lavoro delle sue mani: soleva filare lino e lana, e talvolta andava col padre ad arare e a custodire il bestiame.
E non soltanto compiva puntualmente il suo dovere verso i familiari, ma anche ciò che riguardava la religione e la devozione, tanto che si attirava l’ammirazione di tutti e il parroco della cittadina poteva dire di non avere mai veduto, né avuto nella sua parrocchia, una migliore di lei. Giovanna ebbe sempre come abitudine di ricevere spessissimo i divini sacramenti, osservare i digiuni prescritti, frequentare sempre la chiesa, partecipare ogni giorno al sacrosanto sacrificio della Messa, recitare ferventissime preghiere davanti alle immagini di Gesù pendente dalla croce e della Beatissima Vergine. I giorni di festa, mentre le altre ragazze prendevano riposo e si davano ai balli, ella si recava in chiesa, portando candele, che offriva alla Vergine santissima e, per singolare devozione verso di Lei, intraprendeva pellegrinaggi alla chiesa solitaria della Beata Vergine Maria di Bermont. Era inoltre trasportata da un così grande amore verso Dio e verso il culto a Lui dovuto, che la sera, anche quando era in campagna, appena sentiva la campana della chiesa, piegate le ginocchia, elevava a Dio la mente.
Si distinse per la carità verso il prossimo. Infatti ristorava gli ammalati e volentieri faceva elemosine, ospitava i poveri, ai quali di buon grado cedeva il suo lettuccio, dormendo lei stessa per terra. Dio ricolmò di gloria e di onore tali virtù così meravigliose in una fanciulla di circa 12 anni, e a lei cominciò a rivelare i suoi propositi con alcune visioni celesti, come è accertato che, per l’infinita sua sapienza, aveva agito spesse volte con altre sante vergini. Giovanna, all’età di 13 anni, nell’orto di suo padre, accanto alla chiesa, sul mezzogiorno, sentì una voce e scorse un grande splendore. Fu presa allora da timore, ma, quando l’udì per la terza volta, capì che era la voce dell’Angelo di Dio. In queste prime apparizioni, l’Angelo non spiegò a Giovanna la missione divina, ma soltanto la persuase a coltivare la devozione e a frequentare la chiesa: così Giovanna, presa dalla gioia delle cose celesti, consacrò a Dio la sua verginità.
Finalmente l’Arcangelo Michele le si rivelò e le comandò che, lasciata la casa paterna, si recasse dal Re per aiutarlo, senza nessun timore, perché santa Caterina e santa Margherita lo avrebbero sostenuto. L’umile fanciulla rispose di essere una povera figlia, del tutto incapace di cavalcare e di cose guerresche; ma tanta fu la sua fede e obbedienza che, lasciata la famiglia, si portò nel paese di Bureyle- petit, dallo zio paterno Durando Laocardo, chiedendogli di condurla a Vaucouleurs, dal duca Roberto di Baudricourt, al quale voleva dire di andare in Francia incontro al Delfino, per essere incoronato.
Pieno di ammirazione, lo zio acconsentì e, il 13 maggio 1428, condusse Giovanna a Vanucouleurs perché parlasse col duca di Baudricourt. Ma costui non prestò fede alle parole della fanciulla, anzi disse a suo zio di riportarla da suo padre e di darle dei ceffoni. Giovanna tornò alla casa paterna e si dedicò ai lavori di un tempo, avendo tuttavia ferma fiducia che al più presto sarebbe andata dal Re. E davvero, non molto tempo dopo, per disposizione divina, lo zio di Giovanna si recò al paese di Domrémy e si fece affidare Giovanna dai genitori, col pretesto di aiutare la propria moglie, ma invece tornò di nuovo a Vaucouleurs e affidò Giovanna alla pia famiglia Le Royer.
Giovanna frattanto parlava apertamete della sua missione, dicendo che bisognava che si recasse dal Delfino, perché il suo Signore, Re del Cielo, così voleva. Il duca Roberto di Baudricourt, volendo mettere alla prova lo spirito di Giovanna, che finalmente gli era stata portata davanti, comandò che il parroco la facesse giurare; cosa che ella fece, ma in seguito si rammaricò di questo giuramento. Roberto forse dubitava ancora, ma dovette cedere di fronte all’entusiasmo dei cittadini. Giovanna, ottenuto il perdono dai genitori, ai quali disse che doveva obbedire alla volontà divina, il 13 febbraio 1429,

Метки: ,




Случайные записи

Оставить комментарий